Al Florian “Avrebbe un po' di tempo?”, tratto dalle opere di Karl Valentin

Appuntamento sabato 29 e domenica 30 giugno alle ore 21. Adattamento e regia Umberto Marchesani

Redazione
28/06/2024
Cultura
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Si conclude il ciclo dei saggi di fine anno dei laboratori teatrali del Florian Espace con gli allievi “più grandi”, ovvero il laboratorio Atelier Espace, condotto da Umberto Marchesani, aperto a tutti coloro che vogliono misurarsi con l’esperienza del teatro, senza limitazioni di età. Sabato 29 e domenica 30 giugno alle ore 21, nel Florian Espace, le allieve e gli allievi di Umberto Marchesani andranno in scena in “Avrebbe un po' di tempo?”, tratto dalle opere di Karl Valentin, che comprende scene, monologhi e l’opera Tingeltangel. Ingresso 10 €, ridotto 8 €.

Uno spettacolo sicuramente esilarante, ma una prova importante e impegnativa per gli allievi attori Tommaso Santagata, Enrico Basile, Magda Ferretti, Roberto Grosso, Rita Martella, Leonardo Morelli, Isabella Natoli, Arianna Paolemilio, Monica Pierdomenico e Laura Silinskaite. “Valentin è un autore fantastico ma sicuramente ostico, la sua ironia forse è di altri tempi, non è sicuramente una comicità italiana… ma credo che per dei ragazzi che si approcciano al teatro, può diventare un grande esercizio teatrale, che permette innanzitutto di capire cosa vuol dire stare in scena, cosa sono i tempi e i ritmi comici, il rigore che questo autore esige è un laboratorio di per sé”. Così ne parla Umberto Marchesani, che ha diretto il lavoro durante l’anno e curato la regia dello spettacolo.

I personaggi di Karl Valentin sono privi di psicologia (oggi tanto abusata), sono delle perfette macchine per la rappresentazione umana, con tutti i luoghi comuni e tutti i difetti, rancori, cattiveria e demenzialità. Uomini e donne che cercano di sopravvivere in qualche modo al sistema, cercando di uniformarsi”. E’ questa l’occasione dunque per conoscere o ri-conoscere KARL VALENTIN che fu attore e autore teatrale nato a Monaco di Baviera nel 1882 e scomparso nel 1948. Debuttò come clown suonatore dell'orchestrion, strumento musicale di sua invenzione, e poi cominciò a scrivere monologhi comici e sketches in dialetto bavarese, che interpretava affiancato dalla soubrette Lisl Karlstadt. Con Tingeltangel nel 1915 si affermò sia presso il pubblico degli intellettuali, sia presso quello popolare. All'apice del successo negli anni Venti (anche il giovane B. Brecht fece parte della sua compagnia), in ombra nella seconda metà degli anni Trenta. 

Nel cinema interpretò molti film e film-rivista, in parte perduti, che documentavano i suoi spettacoli. Con il suo fisico dinoccolato e la sua mimica stralunata e intimamente tragica, Valentin fu il cantore di una Monaco minore, colta nei suoi tic maniacali e nelle sue miserie quotidiane e restituita con l'arma del nonsense e dell'assurdo. Nella Germania della Repubblica di Weimar, mentre un Angelo azzurro ridicolizzava un rispettabile professore di provincia e un giovane Brecht suonava il clarinetto nei cabaret di quartiere, c’era un popolo di banchieri, impiegati, piccolo borghesi e faccendieri di varia natura che si riuniva la sera nei Tingeltangel, i fumosi caffè-concerto bavaresi dove un uomo alto e magro proiettava su questa variegata umanità una sensibilità nuova. Il suo humor intriso di vaudeville veniva preferito alle birrerie e alle conversazioni politiche e ignorato da chi in quel momento stava riprogettando l’assetto mondiale.

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